martedì 7 dicembre 2010

Luciana Litizzetto

A casa mia, la domenica sera, è molto difficile che si manchi l'appuntamento con Luciana Litizzetto, alla fine di "Che tempo che fa". Bisogna proprio che giochi l'Inter, e anche allora quei dieci minuti magari giro e mi guardo la comica piemontese.
Domenica l'ho vista, e sapevo già, alla fine del pezzo, che qualcuno si sarebbe incazzato di brutto.
E infatti così è stato, ma le voci sono abbastanza divise, anche nel centrodestra.
Cosa ha detto la Litizzetto di clamoroso?
Praticamente che è uno scandalo che la Camera dei Deputati chiuda fino al 14 dicembre, data nella quale sarà votata la sfiducia al Governo Berlusconi.
Con il suo consueto modo di fare piuttosto irruento, la torinese invita i politici ad altre attività. Come ad esempio Cicchitto, Stracquadanio e Bondi, a pulire i cessi del Cottolengo, o D'Alema, invitato a vangare la terra, o Casini, chiamato ad indossare pantaloni di pelle, fare la lap dance per trovare soldi per la Sla.
Dopo altre battute, ha invitato tutti i politici "ad andare all'inferno a spegnere le fiamme col culo".
Non potevano mancare le reazioni.
E non poteva mancare "Libero", con il suo direttore Belpietro, che ha attaccato la comica, accusata di "avere esagerato".
Ma i suoi lettori in parte hanno tradito, schierandosi clamorosamente dalla parte della Litizzetto.
Risplende di luce propria invece la lettera aperta mandatale dal Senatore Andrea Fluttero (Pdl), nella quale il politico dichiara che le affermazioni della comica "sono un misto di volgarità e qualunquismo che non aiutano il nostro Paese ed i cittadini  a crescere in partecipazione democratica ed in capacità di  valutazione e giudizio sulla politica, unico strumento per fare scelte consapevoli e mature in grado di valutare sia le proposte politiche che la qualità del lavoro dei singoli".
Sarà.
A me sembra che chiudere la Camera dei Deputati per paura di essere sconfitti da una minoranza sia un atto assolutamente antidemocratico. A me sembra poi che se un Senatore trova il tempo di scrivere una lettera aperta ad una comica, vuol dire che ha poco da fare. A me sembra infine, che siamo ad un punto di non ritorno. La distanza fra il mondo immaginario dei politici e la realtà è talmente grande che ormai non so se si potrà mai colmare.
Per questo ormai è urgente e inderogabile pensionare questi imbecilli, e tornare ad essere una democrazia compiuta.

lunedì 6 dicembre 2010

"Non ho voglia di risponderle"

Repubblica.it, edizione di Parma, ha messo online un video molto interessante, sulla vicenda Inceneritore.
Guardatelo, e fatevi un'idea.



Nel video è solamente accennata l'alternativa, che c'è ed esiste già, il centro riciclo di Vedelago.
Manca nel video una faccenduola di secondo piano: la provincia di Parma sta spingendo molto per l'inceneritore, ed il Presidente della Provincia è Bernazzoli (PD).
La figlia di Bernazzoli è stata recentemente assunta in Iren, l'azienda che sta costruendo l'inceneritore.
Il Comitato Gestione Corretta Rifiuti ha chiesto, invano, fino ad ora, spiegazioni.

Un altro personaggio coinvolto, il Direttore Generale di Iren Viero, è stato rinviato a giudizio dalla Procura della Corte dei Conti per danno erariale, per il periodo nel quale era Direttore Generale della Regione Friuli Venezia Giulia, nell'amministrazione Illy, anche lui rinviato a giudizio.

Viero nel video è quello che parla degli 80 milioni di penale, che invece qualcuno pensa non siano dovuti.
Certo, tutti i "non ho tempo", "non ho voglia di risponderle", "non mi rompa i coglioni", "adesso ho da fare", dei vari politici sentiti nel video, non fanno che avvicinare la gente alla politica.
A legnate.

Nessuno, dico nessuno, si preoccupa delle conseguenze che l'inceneritore avrebbe sull'ambiente. L'unica preoccupazione sono i soldi.
Evviva.

Peccato, Wesley

Wesley Sneijder non ha vinto il Pallone d'Oro.
Dalle prime indiscrezioni, sembra che ai primi tre posti saranno Iniesta, Xavi e Messi, i tre piccoletti del Barcellona.
Ora, possiamo discutere a lungo su chi sia meglio di chi, ed io non sarei il più equilibrato, visto il mio noto tifo per i colori nearzzurri interisti.
Devo dire però che, con tutta sincerità, non mi aspettavo che Sneijder vincesse il Pallone d'Oro: un po' per il fatto che comunque il Mondiale l'ha perso, in finale contro Iniesta e Xavi, e un po' perchè dopo la kermesse sudafricana all'Inter è arrivato il fratello gemello di Wesley, uno che gli assomiglia molto, ma che in campo non è neppure parente.
E allora, si può vincere il Pallone d'Oro avendo gettato al vento la stagione da agosto a dicembre?
Secondo me no.
In molti dicono che il momento-no dell'Inter dipende dal dopo Mondiale, e che molto giocatori sono stati spremuti sia dalla stagione passata che dalle Nazionali.
Io non credo sia così.
Guardate il Barcellona. E' pieno di Nazionali, che sono arrivati in fondo al Mondiale (l'hanno vinto!), eppure nella Liga stanno facendo faville, e poco tempo fa, hanno rifilato cinque pappine ai vecchi nemici del Real e al nostro vecchio condottiero, Mourinho.
Quindi, la "scusa" del Mondiale sta mica tanto in piedi, secondo me.
Ma allora, è giusto che il Pallone d'Oro veda ai primi tre posti Iniesta, Xavi e Messi?
Secondo me, per i primi due, niente da dire, e anzi, faccio il tifo perchè il trofeo sia consegnato a Andres Iniesta, che secondo me lo merita più di tutti gli altri.
Stagione fantastica, Liga vinta, semifinali di Champions, Mondiale vinto con gol decisivo, parte finale di stagione sempre ad altissimi livelli.
Niente da dire anche su Xavi, ma Iniesta è meglio perchè ha segnato il gol decisivo.
Ma Messi no. 
Messi mi è spaventosamente simpatico. E' fortissimo, un talento eccezionale. Ma rispetto a Iniesta, Xavi e anche a Sneijder (permettetelo), ha fallito i Mondiali. E allora no, Messi davanti a Wesley non ci sta, come non ci sta l'eliminazione dalle nominations (addirittura!) di Diego Milito, il vero protagonosta della stagione del Triplete interista.
Viva Iniesta, quindi, sinceramente. Ma qualcosa che non va c'è, cari esperti di France Football.

domenica 5 dicembre 2010

Adesso avete le spalle al muro

Il Movimento 5 Stelle di Beppe Grillo, tramite i suoi rappresentanti in Consiglio Regionale dell'Emilia Romagna, e segnatamente parliamo di Giovanni Favia, ha presentato nei giorni scorsi una risoluzione (alla quale potete accedere direttamente cliccando) che con ogni probabilità metterà con le spalle al muro tutti i partiti per quanto riguarda la vicenda dell'inceneritore di Parma. Questo perchè non potranno uscirsene con la solita demagogia e politichese: dovranno confermare con un voto quanto hanno sempre blaterato a parole, salvo fare il contrario con i fatti, oppure lasciare l'ambiguità e schierarsi con coerenza.
La risoluzione parla dei costi dell'impianto, lievitati misteriosamente fino al punto che nessuno sa con precisione a quanto ammontano e Iren non consegna il Piano Finanziario, parla del business per Iren dei certificati verdi per bruciare i fanghi di depurazione che devono essere trattati diversamente da norme comunitarie, parla del piano provinciale che abbassa il minimo della differenziata previsto dalla legge nazionale al 65% ad un misero 56% (una inversione di cifre? O un artificiale cambiamento per giustificare l'inceneritore?), parla delle alternative possibili e già esistenti come i centri riciclo come quello famoso di Vedelago, e alla fine chiede al Consiglio Regionale di sospendere ogni autorizzazione di propria competenza in vista di una strategia di uscita.
Vedremo come le forze politiche reagiranno.
A parole cominciano ad essere contro, vista la mobilitazione dal basso, ma a fatti non si muovono: ricordate che il PDL è al governo al Comune e Villani è vicepresidente Iren, mentre il PD è al governo in Provincia con Bernazzoli, la cui figlia è stata recentemente assunta da Iren.
Bella situazione. Ci vuole chiarezza. E la risoluzione del Movimento 5 Stelle porta chiarezza.
Vi teniamo d'occhio!

sabato 4 dicembre 2010

La caduta dei giganti


Ho appena finito di leggere "La caduta dei giganti", l'ultima fatica di Ken Follett.

Ammetto che lo scrittore gallese mi piace, e tanto. Secondo me, Pilastri della terra e il successivo Mondo senza fine sono dei capolavori, e devo ammettere che la strasposizione televisiva del primo, recentemente trasmessa da Sky mi ha soddisfatto appieno.
La caduta dei giganti è il primo romanzo di una trilogia, che dovrebbe affrontare il Novecento, secondo le anticipazioni.
E' ambientato fra il 1911 ed il 1924, ed in pratica è la storia di cinque famiglie che si intrecciano fra loro, e con la Storia vera e riconosciuta di quel periodo. E quindi abbiamo personaggi storici che interagiscono con personaggi inventati, in maniera, sottolinea l'Autore, assolutamente logica e possibile.
Gli eventi sono quelli di quegli anni: l'assassinio dell'Arciduca Francesco Ferdinando a Sarajevo, che di fatto dà il via alla Prima Guerra Mondiale; tutti gli equilibrismi e gli illogici rapporti politici prebellici; la Rivoluzione Russa, attraverso la Domenica di Sangue, rivissuta da un protagonista bambino all'epoca (è del 1905), i moti di marzo 1917 a Pietrogrado, e poi la Rivoluzione d'Ottobre; la fine della Grande Guerra, la pace seguente, e l'inizio degli sconvolgimenti che porteranno alle dittature pre Seconda Guerra Mondiale; la creazione in embrione della Società delle Nazioni.
I personaggi fanno parte, come detto, di cinque famiglie: quella gallese, di minatori e di gente semplice e schietta, mandata a combattere prima sul posto di lavoro per aumentare la sicurezza nelle miniere, e poi nelle trincee in Francia ed in Russia; quella inglese, con il signorotto conservatore e la sorella suffragetta che sostiene il voto alle donne; quella tedesca, che assiste all'entrata in guerra della Germania, alle speranze di vittoria e alla disfatta finale; quella russa, attraverso due fratelli che vivranno situazioni diverse, uno emigrando in America, e l'altro che vivrà tutta la fase delle Rivoluzioni bolsceviche; quella americana, con la guerra vista dall'altra parte dell'oceano, le speranze di pace globale ed i tentativi per arrivarci.
I personaggi storici che appaiono sono diversi, tratteggiati magistralmente da Follett: il 28° Presidente degli Stati Uniti, Woodrow Wilson, Re Giorgio V d'Inghilterra, l'onorevole Winston Churchill, il generale francese Joffre comandante in capo dell'esercito, il generale di divisione tedesco Erich Ludendorff, il capo del Partito Bolscevico Vladimir Lenin, il Cancelliere dello Scacchiere David Lloyd George.
E' anche l'occasione, secondo me, per ripassare un po' di Storia, materia che mi è sempre piaciuta molto, ma che a mio avviso bisogna saper insegnare, e non è facile.
Ho avuto la fortuna, alle superiori, di avere un insegnante di Storia che la sapeva insegnare molto bene, e quindi mi ha appassionato.
La Storia secondo me va insegnata cercando di capire il perchè sono successe certe cose, mentre il quando è una logica conseguenza. Traduco: non è fondamentale sapere a memoria le date rispetto alle quali sono avvenuti gli avvenimenti, ma cercare di capire il quadro logico attraverso i quali gli avvenimenti si sono svolti.
Capito il perchè è automatico ricordare il quando.
Il libro di Follett, che è e rimane un romanzo, si inserisce bene in un contesto storico molto interessante, denso di cambiamenti e di sconvolgimenti, anche drammatici che hanno segnato l'inizio del Novecento, ma dei quali vediamo ancora le conseguenze.
Superare quel periodo storico con noia e con scarso interesse vuol dire non capire appieno quello che è successo dopo, e dopo ancora, perchè quel "dopo" è la Storia contemporanea ed attuale.
Studiare con profitto ed interesse la Storia (e saperla insegnare con passione) porterebbe forse al giorno d'oggi a sentire meno castronerie e impedirebbe a qualcuno di riempirsi la bocca con citazioni e considerazioni del tutto fuori luogo.

Se ne fregano, anzi, no.

Gran trambusto nei Palazzi della politica. L'Italia va a rotoli, e loro stanno, ovviamente, litigando. Il centrodestra si è diviso, i finiani si sono presi su e se ne sono andati, a fare un'alleanza (pare) con Casini e Rutelli. Buffo come cambia il mondo, Fini e Rutelli furono avversari per la poltrona di Sindaco di Roma, ed ora alleati.
Il centrosinistra è diviso, ma questo non è una notizia. Succede una cosa, ed escono almeno cinque dichiarazioni di esponenti del PD che dicono cinque cose diverse, in palese contrasto fra loro. E puntualmente, escono i titoli dei giornali: "Il PD si divide". A forza di dividersi i vari gruppetti saranno composti da una sola persona. Ridicoli.
Ieri però, il colpo di teatro.
Denis Verdini, uno dei coordinatori del PDL, se ne esce con una dichiarazione: "Noi sappiamo che in caso di caduta del Governo il Capo dello Stato ha le sue prerogative. Lo sappiamo benissimo che funziona così - ha spiegato Verdini - Ciò che non sappiamo e non vogliamo capire, e che non ci piace per niente, è che il Capo dello Stato, nelle sue prerogative, possa pensare che per risolvere i problemi di questo Paese si mandi a casa chi ha vinto le elezioni, Berlusconi e Bossi, e si mandi al governo chi le ha perse, Casini e Bersani. E su questo si innesca una polemica perchè noi andiamo a toccare le prerogative del capo dello Stato. Noi sappiamo che le ha ma ce ne freghiamo, cioè politicamente riteniamo che non possa accadere questo. Anche i partiti hanno le loro prerogative".
Ora, Denis Verdini può dire quello che vuole. Ma sentite un po' cosa dice qualche ora dopo.
"Non ho mai né pensato, né a maggior ragione detto che noi ce ne freghiamo delle prerogative del capo dello Stato. Poiché assistiamo al solito gioco di strumentalizzare e sintetizzare fino all'estremo parole pronunciate all'interno di un lungo e articolato discorso, estrapolandone solo alcune fino al punto da distorcerne il senso, intendo chiarire quanto segue a beneficio dei giornalisti e di chi, come il solerte onorevole Bocchino, ha già cominciato a stracciarsi le vesti: non ho mai né pensato, né a maggior ragione detto che noi ce ne freghiamo delle prerogative del capo dello Stato. Ho spiegato - ha proseguito - che ce ne "freghiamo politicamente", nel senso che se la Costituzione riconosce al Presidente della Repubblica il diritto di seguire il percorso che ritiene più giusto, altrettanto la Carta suprema riconosce ai partiti, che nello specifico hanno il diritto di chiedere, anche a gran voce, di non escludere da un eventuale governo chi ha stravinto le elezioni. Ciò ho detto e ribadisco, senza mai aver avuto l'intenzione di mancare di rispetto al capo dello Stato né di disconoscerne le sue prerogative".
Non poteva dargli del comunista, perchè quella era troppo grossa anche per lui.
Un altro politico che dichiara, e poi smentisce quello che ha dichiarato. Allucinante.
Chi fa il politico dovrebbe avere una dote, comune a tutti gli schieramenti, che è quella della comunicatività. Cioè, saper comunicare.
Qui è pieno di gente che dice cose, e le smentisce tre minuti dopo. Perchè? 

Io credo che ad essere cambiata, e velocemente, non è tanto la Costituzione, ma la classe politica che da troppo tempo è palesemente inadeguata a guidare il Paese, da qualsiasi parte politica la si guardi.
Sono inadeguati, sanno di esserlo, e si stanno rinchiudendo nel fortino.

Sta a vedere che aveva ragione Monicelli.




venerdì 3 dicembre 2010

Bruciare sì, bruciare no

Questo post è preso integralmente dal blog della Associazione Corretta Gestione Rifiuti.
Rende talmente bene l'idea di quello che è successo, che ho pensato di riproporlo tale e quale.
Leggetelo, è interessante.


Questa è una storia di ribellione, e di democrazia.

Di democrazia dal basso, dalle cantine, di democrazia vera.

Quella che vede i cittadini protagonisti di una opposizione determinata e di una proposta attiva.
La storia inizia nel 2005 a Parma, terra di buon cibo e di tradizioni alimentari che si perdono nella notte dei tempi, terra di prosciutti e di culatelli, di parmigiano reggiano e funghi porcini, terra degli spaghetti più conosciuti al mondo.
Nel 2005 l'amministrazione provinciale di centro sinistra approva il Ppgr (Piano Provinciale Gestione Rifiuti).
Il documento è chiarissimo nelle sue conclusioni: nel territorio è necessario un impianto di trattamento dei rifiuti di tipo complesso, per gestire 65 mila tonnellate di rifiuti urbani all'anno. 

In altri termini, un inceneritore.
Nel 2001 un sindaco aveva vinto le elezioni spegnendo il vecchio impianto, al Cornocchio, le cui ceneri sono ancora là, sotto il vecchio camino, in attesa di destinazione. 
Si chiamava Ubaldi, e pur se figlio del centro sinistra, aveva ribaltato gli equilibri alleandosi con la destra e scandalizzando la sinistra, da sempre al potere in città.
Il Ppgr diceva anche dove andava fatto, il nuovo forno. Allo Spip, un'area industriale appena fuori città, a fianco dell'autostrada del Sole, 4 km in linea d'aria dall'angioletto che svetta sul Duomo.
Ma stupisce che nel Piano nessuna proposta alternativa all'incenerimento sia stata presa in considerazione.
Nel dicembre dello stesso anno, sempre il 2005, la locale Enia, municipalizzata che si occupa di gas, di energia e anche di rifiuti, chiede a Ato (Ambito Territoriale Ottimale, che corrisponde ai comuni della Provincia) un parere sull'idea di costruire un forno.
L'Ato non è competente in tema di smaltimento, lo dice la legge regionale ed anche lo stesso ente lo ammette. Eppure scappa un parere positivo, “anche se sotto il profilo formale...”.
E' con questo foglio che Enia bussa al comune di Parma chiedendo il via libera a istruire un progetto che punti alla realizzazione del forno.
E il consiglio comunale, all'unanimità, sottoscrive la proposta.
Il sindaco è ancora Elvio Ubaldi, come Ubaldi è il nome del presidente di Ato, che aveva fatto l'occhiolino al forno: che pazzesche, italianissime coincidenze.
Il vagoncino è ormai sui binari e seppure con una accelerazione lenta si avvia verso la meta.
Nel novembre 2007 Enia chiede il rilascio della Valutazione di Impatto Ambientale e della Autorizzazione Integrata Ambientale. Si apre la Conferenza dei Servizi che, pur fuori tempo massimo, con un'area individuata ancora a destinazione agricola, approva il progetto.
La Conferenza dei Servizi riesce in un'impresa impossibile: in 5 giorni, fine settimana inclusa, riesce a valutare 155 pagine, 11 allegati, 8 volumi. E compie il miracolo.
L'approvazione definitiva dell'inceneritore di Ugozzolo, il quartiere dove sta sorgendo, è del novembre 2008.
L'impianto approvato però è da 130 mila tonnellate, esattamente il doppio di quanto il piano provinciale aveva indicato. Ma nessuno eccepisce.
E in città sino ad allora si sa poco o niente dell'impianto.
Una fine strategia del non dire aveva portato risultati insperati ma a volte imbarazzanti. Se chiedevi a qualche cittadino, nel 90% dei casi la risposta era un moto di sorpresa: cosa? Dove? Quando?
La società civile però si è messa in moto.
Già nel 2006 è nato il comitato Gestione Corretta Rifiuti, che ha iniziato un faticoso lavoro di informazione dal basso, partendo da zero, conscio del nulla che stava attorno, per colmare il vuoto di notizie, di dati, di studi.
Nel 2009 entrano nel comitato i Gruppi di acquisto solidali, accorgendosi che la filiera corta non potrà esistere, se il suolo sarà inquinato dalle emissioni dell'inceneritore.
Si susseguono convegni, manifestazioni, serate pubbliche, incontri con partiti, associazioni, cittadini, industriali, sindacati, associazioni di categoria.
Nel giugno del 2010 il comitato diventa Associazione Gestione Corretta Rifiuti e Risorse.
Sul fronte legale il WWF si presta per un ricorso al Capo dello Stato, che il prossimo 7 dicembre verrà discusso al Tar di Parma
Un esposto alla Magistratura è depositato nello scorso mese di novembre, segnalando i tanti dubbi e storture di questo assurdo progetto.
Il 22 settembre scorso un convegno con medici e oncologi di fama internazionale ha riaffermato lo scandalo di costruire un inceneritore nei pressi di un centro abitato. Sui rischi sanitari dubbi non ce ne sono più.
Nel frattempo i lavori vanno avanti.
Nel giugno scorso l'associazione ha presentato un piano alternativo a Comune e Provincia, non solo no ma anche dei sì circostanziati.
A fronte di una spesa di 200 milioni di euro, l'alternativa prevede di spenderne 20.
Incrementando e migliorando la raccolta differenziata si può tranquillamente arrivare ad un quantitativo di rifiuti residui inferiore ai rifiuti prodotti dallo stesso inceneritore.
A differenza di quanto molti credono anche l'inceneritore a sua volta ne produce. 
Quello di Parma farà 40 mila tonnellate all'anno di ceneri tossiche, senza sapere ancora dove andranno stoccate, nonostante lo si domandi da tempo a gran voce.
Dall'alternativa invece uscirebbe una materia stabilizzata, inerte, senza alcuna emissione in atmosfera.
Serve a poco sottolineare questi assurdi.
Logicamente il boccone più appetitoso è quello del forno, una vera e propria macchina da soldi, che sforna euro attraverso i certificati verdi, facendo arrossare di verdoni le pupille dei gestori.
L'alternativa non piace perché non genera vorticosi mulinelli milionari.
Addirittura un plico anonimo è giunto a casa dell'associazione.
Dentro c'erano le cifre vere del progetto: non i 175 milioni dichiarati ufficialmente, ma 315, forse 350, insomma il doppio del dovuto.
Il piano economico finanziario, con il quale Enia, ora Iren, ha ottenuto un finanziamento da 1 milione di euro dalla Bei (Banca Europea Investimenti) non è mai saltato fuori, nemmeno quando a chiederlo è stato il sindaco della città, Vignali, che oggi, tramontato il predecessore Ubaldi, non vede di buon occhio il forno, che stanno costruendo a poche centinaia di metri dal più grande stabilimento della Barilla, a fianco di Ikea, di rimpetto al costruendo centro ricerche sulle malattie respiratorie della Chiesi Farmaceutici.
Tutti preoccupati, ma le ruspe lavorano.
Sulla gestione dei rifiuti ancora tanta confusione, in tutto lo Stivale.
Gaetano Pecorella, nel suo tour come presidente della Commissione parlamentare sui rifiuti, è stato a Berlino, dove gli hanno detto che gli inceneritori sono il passato, mentre il presente e il futuro è il riciclo totale dei materiali.
Di materia non ce n'è più, la stiamo perdendo per sempre, esce dai camini degli inceneritori sotto forma di gas tossici.
Oggi la discariche le abbiamo trasferite in cielo.
E Parma vuole ammorbare ancora di più un'aria già in crisi: la quarta area più inquinata al mondo, il microclima che schiaccia le polveri al suolo, l'umidità che le rende difficilmente allontanabili.
Eppure lo stesso progetto prevede un incremento del Pm-10, il famigerato particolato fine, in aumento ogni anno non per pochi chili, ma di 3,2 tonnellate.
Nonostante ogni anno si sfori i giorni consentiti dalla legge, senza che nulla accada.
Dove saranno mai finiti i piani di risanamento dell'aria, approvati, sottoscritti, dimenticati?
Tante parole per dimostrare capacità di eloquio, zero assoluto in concretezza, in fatti veri, reali.
L'11 dicembre Parma torna in piazza con la fiaccolata di Santa Lucia.
Noi non spegneremo le nostre fiaccole finché loro non spegneranno il loro camino.
Parma sta rispondendo in massa al lavoro dei volontari, la gente ora ha capito che questo inceneritore è solo business per pochi e non risolverà problemi, semmai peggiorandoli.
In aprile erano stati in 5 mila da tutta Italia a partecipare alla prima manifestazione nazionale contro gli inceneritori di Parma, sotto una pioggia battente, lungo le vie del centro.
Ora la gente ha voglia di farsi ancora sentire, dagli amministratori sordi e ciechi al rispetto per il territorio e per i loro abitanti.
E dai partiti, che oggi litigano tra di loro, che non sanno prendere una posizione netta e forte, ma che di fatto danno il via libera all'impianto.
Una sinistra che mi mostra ancora più rigida della destra a sostenere le ragioni del forno, arroccata non si sa perché a un progetto inviso dalla popolazione, che porterà inquinamento e terreni intrisi di diossine, furani, metalli pesanti.
A Parma ci sono due città separate, quella dei partiti e degli amministratori, agenzie di controllo incluse, e quella dei Cittadini.
Parlano lingue diverse, non si capiscono, combattono un nemico differente.
I cittadini per la salute, i politici per interessi non ben chiariti.
Nel 2012 le elezioni amministrative in città, chissà se stanno pensando, i partiti, a come presentare l'inceneritore nei loro programmi elettorali. 


Associazione Gestione Corretta Rifiuti e Risorse di Parma - GCR